Volontariato d'impresa - MediaMo: "sporcarsi le mani" fa il bene. A tutti

VOLONTARIATO D’IMPRESA: DI CHE COSA SI TRATTA?

Negli ultimi anni è in aumento il numero di aziende italiane coinvolte in attività di responsabilità sociale d’impresa (RSI) e, nello specifico, nell’ambito dei rapporti con il territorio e delle partnership di comunità. Gli investimenti nella comunità possono concretizzarsi soprattutto in: donazioni in denaro e sponsorizzazioni; impegno di tempo e competenze del personale delle aziende; donazione/messa a disposizione di beni materiali ed immateriali.
Nel volontariato d’impresa l’azienda incoraggia, supporta, organizza la partecipazione attiva del proprio personale alla vita della comunità locale e a sostegno di organizzazioni non profit durante o fuori dall’orario di lavoro. I benefici del volontariato d’impresa, in una logica win-win dove tutte le parti in gioco ci guadagnano, sono quindi a vantaggio delle aziende coinvolte, della comunità e delle organizzazioni. Per quel che riguarda la crescita del valore dell’impresa: motivazione, sviluppo e fidelizzazione del personale; minore conflittualità e relazioni industriali; consenso e visibilità presso la comunità locale; valorizzazione di reputazione e fiducia nelle relazioni con gli stakeholder. Per le comunità e le associazioni: promozione e diffusione della mission in contesti differenti rispetto ai canali abituali; più risorse per affrontare i problemi sociali; competenze innovative per interventi più efficaci; acquisizione di nuovi volontari; sviluppo economico e culturale locale.

ASVM – Associazione Servizi per il Volontariato di Modena, da tempo è impegnata in ambito RSI e, sul tema del volontariato d’impresa, dal 2013 ha attivato una collaborazione con l’azienda C.M.S. di Marano coinvolgendo oltre 80 dipendenti in percorsi formativi ed attività di impegno sociale presso associazioni del territorio. Inoltre vi sono contatti e progettualità aperte con l’Associazione delle Aziende Modenesi per la RSI proprio sul tema delle partnership di comunità e del volontariato d’impresa.

L’esperienza di MediaMo rappresenta un altro passo importante per rafforzare il dialogo tra profit e non profit nel territorio modenese, per promuovere l’importanza di un impegno attivo e solidale dei cittadini e contribuire allo sviluppo di comunità più coese.

L’ESPERIENZA DI “MEDIAMO”

MediaMo è un esempio concreto di come un’azienda possa guardare ai propri collaboratori non solo con la lente del profitto o del semplice mercato; le risorse umane vengono considerate come portatrici di competenze e di idee ma, contemporaneamente, anche desiderose di crescere, insieme, come gruppo che ha voglia di affrontare nuove esperienze.

La scelta specifica di alcuni ambienti di volontariato, a discapito di altri, non è stata automatica: rivolgersi a situazioni di disagio e di emarginazione è stata la decisione finale, per avvicinarsi alle situazioni più contraddittorie e problematiche, per sporcarsi le mani con angoli di società poco visibili e poco pubblicizzati.

La soddisfazione di aver risistemato, in una sola giornata, l’intero magazzino di Portobello, che da condizioni davvero critiche è tornato ad essere pulito, ordinato e funzionale è stata visibile. Anche diverse serate alla mensa dei poveri di Porta Aperta hanno visto i collaboratori a contatto con il mondo della povertà, questa volta, per altro, con l’incontro diretto con le persone accolte dall’associazione.

ASVM, con la messa a disposizione di un esperto nel creare percorsi di volontariato per gruppi numerosi, ha facilitato la connessione dell’azienda con le diverse realtà di volontariato scelte per il progetto. In questo modo il mondo profit e quello Non profit sono entrati in contatto, facendo risparmiare tempo all’azienda e mettendo l’associazione nella condizione di poter ricevere il meglio da questo gruppo di volontari.

INTERVISTA AD ANDREA CAVALLINI, CO-TITOLARE DI MEDIAMO

Che cosa vi ha spinto a partecipare ad un progetto di questo tipo?
La spinta iniziale la dà sempre la sensibilità di una o più persone, che avanzano la proposta. Ma si tratta anche di una vera e propria strategia aziendale, ed in particolare di quelle aziende che, come noi, curano da tempo la propria RSI: c’è un senso di restituzione, di rendere al territorio parte di ciò che ti ha dato. A Modena, in generale, si sta bene, ci sono servizi di buona qualità. Per questo chi lavora su questo territorio credo sia giusto che restituisca parte di “quel bene” che la società, la comunità, gli ha dato. Come restituire, poi, sta ad ognuno di noi stabilirlo: si può donare denaro, magari organizzando una cena, si può donare know how, come abbiamo fatto e stiamo facendo con Portobello. Oppure si può donare tempo, facendo volontariato, e quindi trascorrendo parte del proprio monte ore lavorativo presso un’associazione del territorio (noi abbiamo fatto 4 ore ciascuno presso Portobello, Porta aperta e il Gruppo verde per un totale di 12 ore a testa di volontariato d’impresa). In questo modo non solo si restituisce, ma si stimola anche, si spera, un’azione positiva sul lungo periodo, invogliando chi lavora con te nel proseguire, dopo questa prima esperienza, col volontariato.

Che cosa ha portato di buono questa esperienza all’interno dell’azienda?
Attività come queste migliorano le persone e, in quanto tali, anche i lavoratori. Una persona che è più coinvolta nel proprio tessuto territoriale è una persona che lavora meglio. Le aziende all’interno della quale c’è un buon livello di RSI sono tutte aziende a basso turn over, il che è un bene per il datore di lavoro costretto altrimenti a crescere apprendisti per poi “regalarli” ad altri. Senza contare poi che i lavoratori coinvolti sono più disponibili, più attaccati all’azienda, sono persone per cui l’aspetto economico del proprio contratto diventa relativo: non sono i 100 euro a fare la differenza, ma quel welfare aziendale, quelle opportunità create dalla stessa azienda che ti permettono di crescere come persona e come lavoratore.
Senza contare poi che incontrare i colleghi fuori dal proprio ambiente di lavoro ti fa conoscere le persone in un modo diverso, ti fa scoprire lati di loro che non credevi esistessero e spesso poi gli affetti positivi si avvertono anche dietro la scrivania.
Insomma, si, a mio parere esperienze come questa portano solo vantaggi, all’interno dell’azienda.

Tanti vantaggi, ma poche, ancora, in Italia, esperienze di questo tipo: che cosa le rende difficili?
Col volontariato d’impresa devi convincere delle persone a fare qualcosa per gli altri, coinvolgerli, motivarli: è molto più semplice tirare fuori dei soldi, o staccare un assegno. In questo caso però si tratta di una scelta “superiore”, di un’evoluzione, più difficile sotto tanti punti di vista ma che da molto di più a tutti, sia alle persone che partecipano sia all’azienda.
Esperienze come queste, poi, sono complicate, soprattutto per quanto riguarda la parte organizzativa, ed è fondamentale avere il supporto di qualcuno che sappia come costruire per la tua azienda l’esperienza in modo da cogliere al massimo tutto ciò che questa può darti (cosa che con noi ha fatto il ASVM).  Io ho saputo di questo modo di fare RSI da Elena Salda di CMS, una grossa azienda di Marano che è stata la prima, nella nostra regione, ad impegnarsi in un vero e proprio volontariato d’impresa. E quando hai un esempio positivo da cui partire è più semplice, perché ti dici “beh, se ce la fanno loro allora posso farcela anche io”. In realtà però trovi ancora tante resistenze quando racconto di questo modo di fare RSI: forse in Italia siamo ancora ancorati al vecchio modo di aiutare, che è quello di metter mano al portafoglio. Fare del bene, ma farlo in fretta.


Anche tu, nella tua azienda, vuoi provare a realizzare un progetto come questo?
Contattaci, sapremo come aiutarti!

Andrea Bellani - andrea.bellani@volontariamo.it
Carlo Stagnoli - carlo.stagnoli@volontariamo.it